DOPO LA CENSURA, LA CHIUSURA? LETTERA APERTA ALL’ASSESSORE ALLA CULTURA E VICESINDACO LUCA BERGAMO

LETTERABERGAMO

NUOVO CINEMA AQUILA:
DOPO LA CENSURA, LA CHIUSURA?
LETTERA APERTA ALL’ASSESSORE ALLA CULTURA E VICESINDACO LUCA BERGAMO

Gentile Vicesindaco Luca Bergamo,
È inammissibile il silenzio delle istituzioni in merito alle ultime vicende al Cinema Aquila. Ancor più assordante se messo a confronto con la risonanza mediatica che ha sollevato la questione della censura di alcune pellicole, oggetto di uno strano rifiuto che ha visto un insolita convergenza tra M5S e PD: è su questa inammissibile censura che l’intero percorso partecipativo ha subito un maldestro tentativo di arresto da parte dell’amministrazione.

In una città alla deriva, che va assumendo connotati che ci preoccupano alquanto e le cui innumerevoli emergenze immaginiamo la tengano molto occupato, per essere proprio sicuri che l’informazione sia arrivata anche a Lei, lo ribadiamo ancora una volta: la scorsa settimana al Cinema Aquila sono state censurate tre pellicole ed uno spettacolo teatrale! E ci interessano il giusto i balbettii dell’amministrazione municipale sul mancato rispetto di un fantomatico regolamento: la rete BDS si è affacciata al cinema Aquila dopo diversi episodi di censura palese e sulla cancellazione della presentazione di Piccolo Mondo Cane si era già chiaramente espressa l’assessore Brunetti.

Ci aspettavamo di dipanare le ragioni della censura e del silenzio delle istituzioni nell’assemblea di giovedì scorso. L’assenza del Municipio al tavolo aperto di programmazione partecipata (annunciato intempestivamente sul sito del municipio il giorno prima per poi essere disdetto a poche ore dal suo svolgimento) ci induce a rivolgerci direttamente all’amministrazione capitolina e specificamente all’assessorato alla Cultura da Lei rappresentato per conoscere la posizione del Comune in merito alla censura attuata sulle pellicole programmate ed all’inaccettabile tentativo di sospensione del processo di programmazione partecipata in corso da tre mesi.

Per la gravità di quest’atto e per dissipare il dubbio che in Italia si possa, ancora oggi, applicare censure, venerdì siamo venuti nel suo assessorato ed in segno di decisa disobbedienza civile siamo entrati nel corridoio antistante il suo ufficio.
Dopo pochi minuti, siamo stati ricevuti con disponibilità nella sala riunioni dal suo capo staff Emiliano Paoletti, al quale abbiamo puntualmente riportato i tanti punti di criticità riguardo il cinema Aquila e chiesto delle immediate e concrete prese di posizione da parte del Comune. Ad oggi stiamo ancora aspettando che rompiate questo imbarazzante silenzio. Pertanto, ancora una volta, reclamiamo una risposta concreta alle seguenti questioni:

– chiediamo che il Comune di Roma dissipi ogni dubbio su una censura inaccettabile, che ha leso un diritto costituzionalmente garantito, quale è la libertà di pensiero e di espressione, e ci manifesti che abbiamo frainteso ciò che è avvenuto: riprogrammare “ufficialmente” i film e lo spettacolo teatrale previsti per la scorsa settimana già nella settimana entrante sarebbe un buon segnale;

– chiediamo che il Comune riavvii il tavolo di programmazione partecipata previsto ogni giovedì nel foyer del Nuovo Cinema Aquila, che ne garantisca la riapertura già da domani per proiettare le pellicole previste dalla programmazione di marzo e che il periodo di apertura temporanea prosegua fino alla futura assegnazione;

– chiediamo che, nell’avviso pubblico, la partecipazione, tanto rivendicata nel percorso “Co-Roma” (cui abbiamo preso parte anche come singoli cittadini) non rimanga un aspetto solo esteriore ma che sia una pratica tangibile e riconoscibile. Uno spazio di partecipazione e di co-progettazione, anche, ma non solo, fisico, deve essere presente e mantenuto aperto nel cinema, riservato alle proposte della cittadinanza e garantito dal contratto di concessione con il prossimo soggetto assegnatario. Questo è indispensabile per un’autentica fruizione collettiva e sociale del bene, e ci auspichiamo possa divenire un modello innovativo e replicabile, senza dimenticare che è al tempo stesso congruente con quanto previsto dalla legge 109/96 sul riutilizzo dei beni confiscati alla mafia.

In ultimo vorremmo invitarla a riflettere sul fatto che chi si siede ad un tavolo aperto, lavora alla sua organizzazione, ne garantisce la massima trasparenza ed accessibilità pubblica, mantiene con impegno volontario un cinema aperto gratuitamente e struttura una programmazione fruita da migliaia di persone, non può essere tacciato di settarismo e sopratutto non può essere il responsabile dell’assenza o inefficienza altrui. Siamo davvero al paradosso: i cittadini che partecipano al tavolo sono settari, mentre le istituzioni che non vi partecipano sono più rappresentative del territorio. La critica che ci avete rivolto ingiustamente oggi ve la rivolgiamo noi.: Assessore non sia settario e di parte, prenda una posizione netta contro la censura ed a favore della partecipazione democratica e popolare diffusa, lo faccia prima che non abbia più senso! Non eravamo noi gli assenti a quel tavolo, la censura e le scelte unilaterali sono state imposte dall’alto, e quell’alto questa volta è anche lei.

Invece di mettere a valore un’esperienza innovativa di partecipazione cittadina ad un bene collettivo, che ha visto tante e tanti contribuirvi a titolo volontario, offrendo una programmazione culturale di qualità, aperta e gratuita per tutta la città, l’amministrazione risponde con la censura, ostacolando e disconoscendo questo percorso. Questa che le stiamo offrendo, noi, come tantissimi altri in questa città, è un importante opportunità politica: un amministrazione minimamente lungimirante dovrebbe riconoscere ed incentivare questo tipo di impegno, sarebbe una miopia imperdonabile non farlo, ed ancora peggio non farlo ora.

Le vostre scelte non stanno producendo altro che un brutto film, il cinema è vuoto (Nella foto la sala come si presentava ieri 19 marzo….).

Vuole scrivere un soggetto migliore? Le suggeriamo di partire dai territori, dalle donne e uomini che ci vivono quotidianamente e da decenni mettono in atto forme spontanee, e mai inconsapevoli, di democrazia diretta e partecipata, a partire dai propri desideri e bisogni, di fronte amministrazioni colpevoli al meglio di totale incapacità: forme creative, inclusive, gioiose e libertarie che hanno difeso questa città e resa meno invivibile.

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